sab

21

mag

2011

Semplicemente Uva

di Ivano Asperti

Si è appena concluso un intenso fine settimana all’insegna del vino naturale a Milano.
Dall’apatia e scarsità di proposte originali su questo argomento, ci siamo trovati due manifestazioni concomitanti e apparentemente simili. Prima edizione di Semplicemente Uva e quarta de La Terra Trema.
Il Gastronauta Davide Paolini è stato il promotore di questa nuova fiera che puntava sul “semplicemente” naturale, supportato però da gruppi e associazioni non troppo affini con la purezza del frutto di Bacco. Una settantina i produttori presenti, oltre ad una trentina di gastronomia, che inevitabilmente non hanno preso parte all’altra rassegna, tranne alcune rare eccezioni. Nebuloso quasi fino alla fine il lotto dei partecipanti, così come costi e modalità, tranne però un nutrito e ben titolato numero di dibattiti, degustazioni e lezioni. Di indubbio livello qualitativo relatori e diversi produttori, mentre la risposta del pubblico non sembra essere stata in linea con le aspettative. Costo di ingresso a € 30 con 15 degustazioni era un evidente monito per soli avventori molto interessati e disposti a spendere parecchi denari; mentre per gli operatori c’erano degustazioni illimitate con un prezzo di € 20. Seminari e degustazioni guidate a costi sicuramente non popolari, anzi direi “naturali”, basti confrontarle con le consuete rassegne come Vini Veri, Vinnatur o Vini di Vignaioli. Quindi approccio decisamente per far cassa quello di Semplicemente Uva e stupore da parte di diversi produttori presenti, sia perché non sapevano di una manifestazione in concomitanza sempre a Milano, sia perché caldeggiati a presenziare a questa nuova iniziativa. Non si capisce come mai ci sia spesso questo frazionamento se c’è unità di intenti. Ciò direi principalmente da parte dei vignaioli, che per la maggior parte partecipano a troppe manifestazioni, disperdendo energie, tempo, denaro e vino; non valutano a quali partecipare e come aderire. Se riuscissero in prima battuta loro a formare un gruppo vero di produttori aderenti ad un’idea di produzione, che non si minimizzi al solo ritorno economico, potrebbero decisamente dare un segnale forte e importante ai consumatori e ai cosiddetti operatori del settore. Sarebbe auspicabile che la definizione di vini naturali non sia un distintivo per indicare produttori virtuosi, bensì un valore aggiunto, che non li identifichi come diversi. Il vignaiolo deve preoccuparsi di fare vini buoni: naturali dovrebbero esserlo tutti e solo chi usa chimica dovrebbe dichiararlo, ma sappiamo che non è così. Questa sorta di ghettizzazione o di tratto distintivo a volte elitario, che hanno i produttori biologici e biodinamici dovrebbe unirli nel nome del vino buono. Invece anche per questo ambito sembra di vedere le stesse divisioni che vediamo nella politica nazionale. Mi riferisco in principal modo a chi il vino lo produce e non a chi può scegliere una operazione commerciale, sulle ali della moda o del trend del momento, di cavalcare un’onda che oggi ha grosso riscontro. Come per ogni cosa, è dalla base che si debbono muovere le cose, ma con consapevolezza e accortezza. Non nascerebbero fiere e manifestazioni disgreganti per il sistema vino, che non fanno altro che frazionare chi con tanta tenacia lavora per produrre senza artifici rispettando natura e consumatore.
Di tutt’altro ambiente e colore La Terra Trema arrivata alla 4^ edizione, ma nata da un’idea del grande Gino Veronelli con il Critical Wine e poi proseguito su quella idea. Ambiente e organizzazione decisamente più in linea con l’aspetto naturale e semplice del vino. I produttori presenti erano curiosi di sapere com’era andata anche l’altra manifestazione. Curiosità soltanto, visto che non si sono notati cali di persone e interesse. Direi invece che ogni anno aumenta il flusso di visitatori, che è decisamente di tutt’altro genere rispetto a Semplicemente Uva. Chi continua a partecipare alla manifestazione del Leoncavallo è contento, soddisfatto e ogni anno felice di trovare tanto interesse e coinvolgimento. Non vorrei entrare nel merito delle polemiche che si sono accese già prima dell’inizio delle due kermesse milanesi. Ho parlato con tanti produttori ad entrambe le manifestazioni e mi sembra ben evidente cosa sia accaduto, come si sono svolte le cose prima e durante le manifestazioni. Inoltre le testimonianze raccolte mi fanno avere un quadro chiaro della situazione che verrà analizzato e spiegato in un altro momento. La cosa principale che dovrebbe emerge è il VINO, chi lo produce e cosa riesce a trasmettere, non tutto quello che gira attorno.
Quindi vorrei raccontare quali sono state le sensazioni di alcuni assaggi effettuati in entrambe le manifestazioni.
Sabato a Semplicemente Uva ho trovato qualche nuovo, per me, produttore francese non ancora incontrato sul suolo italiano, mentre praticamente nessuna rilevante novità in campo nazionale. Molti produttori li avevo appena visti a Fornovo di Taro, quindi non mi sono fermato per un riassaggio a distanza di sole 3 settimane.  Globalmente tutti di livello i friulani e gli sloveni, come il goriziano Damijam Podversic con una centrata e lunga Ribolla 2007 e un sorprendente Kaplja 2007; pulito e beverino il Tocai in purezza Borc Sandrigo 2009 di Denis Montanar; particolare, ma apprezzabile anche il Refosco con leggero passaggio in legno per il Borc Dodon Rosé 2009. Volatile troppo alta, ma dopo che si è un po’ attenuata, potente il taglio Merlot/Cabernet Franc con il Borc Dodon 2003 Uis Neris. Mia passione i vini della Castellada di Oslavia (GO): strepitosa già ora, ma può solo migliorare la Ribolla Gialla 2006, pieno e lungo il Bianco della Castellada 2006 (Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon) con 2 mesi di macerazione; di grande intensità e persistenza anche il Rosso della Castellada 2003 da Merlot e Cabernet Sauvignon. Impossibile non vedere i 196 centimetri di Valter Mlecnik da Bukovica (Slovenia): facile al sorriso e disponibile come sempre, mi serve il suo piacevole e personale Chardonnay 2005, mentre la Rebula 2006 è da aspettare. Accanto dovrebbe esserci Movia, ma il banco rimane vuoto sino alle prime ore del pomeriggio; quando però compare……spettacolo da Dobrovo (Slovenia). Subito una novità non ancora finita: la Nona Luna, Chardonnay 2008. Vino estremamente velato e quasi torbido, con una quantità di materia densa sul fondo da farlo assomigliare ad un olio. Premesso che il vino non è pronto, è una incredibile esperienza sensoriale: naso bocca non si parlano, ma entrambe i sensi vengono solleticati non poco. Per ora dico sorprendente, ma voglio riassaggiarlo finito e pronto. Conferma di livello anche per il Lunar 2007 (Ribolla), così come per il Veliko 2005 bianco. Grande il Veliko 2003 Rosso, servito in magnum come il suo omonimo. Un po’ di ellenicità misto a friulanità con Paraschos: non troppo lungo il Not 2008 (Pinot Grigio), mentre accattivante il Kai 2007 (Tocai). Da segnalare che dietro il banco c’è il figlio di Evangelos, ma il produttore così come diversi altri, sono identificati o rappresentati dal distributore. Questo è un elemento decisamente poco “naturale”: ho apprezzato che alcuni vignaioli fossero ugualmente presenti, ma non o gradito trovarmi dei rivenditori di vino a spiegarmi cosa loro vendono e per conto terzi. Di fronte saluto Stanko Radikon che presenta Oslavje 2005 (Sauvignon, Pinot Grigio e Chardonnay), vino da aspettare. Piena e soddisfacente la Ribolla 2005; Jakot 2005 (Friulano) è decisamente un vino che asciuga e potrà sicuramente dare belle soddisfazioni, così come le sta iniziando a dare il Merlot 2002 con una grande intensità e persistenza gusto-olfattiva. Proprio accanto da Duino Aurisina (TS) trovo Benjamin Zidarich, per completare una gamma veramente di livello. Sempre splendida e già piacevole, fresca e giustamente profumata la Vitovska 2008. Da aspettare l’uvaggio Prulke 2008 (Sauvignon, Vitovska, Malvasia). Tanto fresco, di spiccata acidità e giovane il Terrano 2008. Stesso distributore di Paraschos, ma ugualmente presente, Philippe Pacalet con i suo giovanissimi bianchi 2009: Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet. Fresco, profumato e di facile beva il Pommard 2009; a crescere il Geverey Chambertin e già di gran piacevolezza e finezza il Chambolle Musigny 1^er Cru 2009. Da qualche assaggio sparso, piacevole e semplice il Muntà 2008 (Cortese) di Andrea Tirelli.  Nicoletta Bocca di San Fereolo l’abbiamo trovata una decina di giorni fa con una splendida verticale di Dolcetto, che qui non può riproporre. Un saluto ad Elena Pantaleoni de La Stoppa, dove assaggio solo La Macchiona 2005: vino profondo e pieno, di notevole persistenza e impatto olfattivo. Conferme per un’azienda che lavora bene da anni come Querciabella: impeccabile il Batar 2008; pulito e snello il Chianti Classico 2008 Querciabella, mentre di spessore qualitativo sia al naso sia in bocca il Camartina 2007. Molto ben fatti i vini di Caiarossa, azienda di Riparbella (PI): di bella beva e ben bilanciato lo Chardonnay-Viognier Caiarossa Bianco 2008. Corretto il Pergolaia 2006 (taglio bordolese toscano) e a chiudere un sontuoso e complesso Caiarossa 2006 con 8 vitigni tipici della zona toscana. Stesso paese pistoiese per Duemani con un Altrovino 2008 (Merlot e Cabernet Franc) ancora indietro, mentre più pronto il 2007 seppur un po’ corto. Giusto merito per il premiato Cabernet Franc 2007 in purezza e ben centrato anche il Syrah Suisassi 2007. Tenute Dettori presentava 2 vini, entrambi risultati pesanti e grevi: Tuderi 2006 (Cannonau da 17,5 !) e Chimbanta 2007 (Monica).  Sebastiano De Bartoli non ha portato la novità presentata poche settimane fa, ossia il suo nuovo spumante, così assaggio il piacevole Grappolo del Grillo 2008. Leggero il Carricante 2007 (Carricante e Minnella Bianca) dell’Az. Vinicola Calabretta; interessanti i due rossi Sicilia Rosso Nonna Concetta 2007 (Nerello Mascalese e Cappuccio) e l’Etna Rosso 2001 con lo stesso uvaggio. L’azienda di Francesco Guccione è a Monreale (PA) e finché propone un bel Girgis Extra 2008 da Catarratto extra lucido siamo nella norma, ma sorprendente per mineralità e profondità il Trebbiano Veruzza 2008; interessante anche il Perricone Arturo di Lanzeria.
E’ stato un peccato non trovare diversi produttori dietro il banco, sia per loro fisica assenza, sia per la poca attenzione verso i presenti. Infatti spesso li si vedeva degustare i vini dei loro colleghi, abbandonando la propria postazione. Questo credo possa indicare l’afflusso della gente o l’interesse di taluni. Vorrei anche sottolineare il tipo di comunicazione utilizzata. Si parla di referenti per citare i vignaioli; si definisce prodotto il vino che essi producono; si parla di utilizzo con QR CODE: tutto molto tecnologico e innovativo, ma lontano dalla semplicità dell’uva e di chi la cura, coltiva e trasforma in vino. Questo modo di intendere e comunicare il vino non è in linea con quello che concepisco come “semplicemente” vino (naturale), quanto piuttosto un tentativo troppo commerciale di cavalcare l’onda. Trovo questa soluzione una esasperazione della consueta e tradizionale buona matita con cui appuntarsi note e sensazioni di quello che maggiormente ci è piaciuto.
Di tutt’altro spirito e numero di partecipanti al Leoncavallo. Come ormai da diversi anni, pioveva. Questo non ha scoraggiato né i produttori né gli intervenuti, anche questa edizione in nutrito numero. Qualche assenza di rilievo: tra tutti vorrei segnalare Pino Ratto, che speriamo di rivedere presto, essendo uno trai primi sempre ad prenotarsi un anno con l’altro e promotore attivo del vino vero. Di contro qualche nuovo arrivo e tante conferme. Per gli stessi motivi di Semplicemente Uva, anche qui assaggi limitati a quanto non degustato nelle precedenti ravvicinate manifestazioni. Avevo già notato la piccola azienda Garella di Masserano (BI): propone un solo vino, ma di indubbio interesse. Si tratta del Vino da Tavola Juan 2005, bella e sincera espressione territoriale con i vitigni tipici dell’Alto Piemonte con caposaldo il Nebbiolo. Cascina Tavijn ha sempre una bella batteria di vini, ma per questo assaggio punto sul Ruchè 2006 che ha una bella piacevolezza di beva con il suo inconfondibile sentore floreal-speziato. Piacevole e bella piena anche la sua Barbera del Monferrato 2006. Saluto con piacere Igiea e Guido Zampaglione della Tenuta Grillo. Con Guido mi sono intrattenuto il giorno prima per diverse degustazioni alla manifestazione concomitante, inoltre ho appena assaggiato i suoi vini, tranne l’anomalo Tornasole 2004, Merlot in purezza che fa solo acciaio, ossia unica eccezione all’uso del legno per l’azienda di Gamalero (AL). Entrando nel pieno delle Langhe a La Morra si trova Enzo Boglietti di cui assaggio una splendida per equilibrio e finezza Barbera d’Alba 2006 Roscaleto; di paragonabile stoffa anche il Langhe Rosso 2006 Buio. Come Barolo è presentato solo il Fossati 2005, che conferma la qualità di questo moderno ed oculato vignaiolo. In Liguria mi fermo da Valleponci di Finale Ligure (SV) di cui assaggio solo i vini rossi: lieve e un po’ corto il Rossese di queste zone, nella versione Riviera Liguare di Ponente DOC 2008; sempre sulla linea della leggerezza anche il Granaccia IGT Colline Savonesi 2008. A Rovescala (PV) lavora Alziati Annibale, che si è fatto conoscere per la sua Bonarda potente: il cru Gaggiarone esprimente tutta la sua potenza e complessità. Il sorriso baffuto di Mario Cavalli mi impone una sosta al Piccolo Bacco dei Quaroni di Montù Beccaria (PV). Sta migliorando decisamente il suo Cruasè PBQ 2007 (nonostante il nome poco bello che in Consorzio dell’ Oltrepò gli ha dato): 30 mesi sui lieviti si sentono e rendono il vino maggiormente pieno e ricco in bocca. Già bello il Pinot Nero La Fiocca 2009, mentre una sorpresa l’ O.P. Bonarda 2002 Vigneto Fornacione; vino prodotto solo in certe particolari annate, che in questa versione esprime tutta la potenza della Croatina. Arrivo in Veneto dove saluto Carlo Venturini di Monte Dall’Ora di San Pietro in Cariano (VR): corretta e pulita la Valpolicella Classica 2009, ancora giovane la Valpolicella Superiore 2006, interessante e di discreta complessità la Valpolicella di Ripasso 2006 Saustò, mentre l’Amarone 2005 è fresco, intenso, ma ancora giovane giovane. Di fianco Alfonso Soranzo di Monteforche mi accoglie con il consueto copricapo in lana e il suo sorriso. Qui trovo solo conferma nella semplicità e franchezza dei suoi vini: pulito e netto il Cabernet Franc 2009, così come il Veneto Rosso IGT 2007. Unica occasione annuale per me di rivedere Kurt Rottensteiner di Brunnenhof Mazzon di Egna (BZ) con il suo convincente e non spinto Gewurztraminer e il profondo Pinot Nero Riserva. Scendo in Emilia Romagna con Denny Bini, azienda giovane, come il suo vignaiolo, quella di Coviolo (RE): particolarità è la rifermentazione in bottiglia di tutti i suoi vini. Così è profumato e giustamente aromatico il Ponente 180 2009 da uve Malvasia di Candia e Moscato; fragrante e fresco il frutto del Lambrusco Grasparossa Libeccio 225 2009, non semplice il Malbo Gentile in purezza Grecale 45 2009. In Toscana piacevole batteria di vini quella di Parmoleto: tranquillo e corretto il Montecucco Rosso 2007, non equilibratissimo il Montecucco Sangiovese 2006, decisamentre meglio la Riserva 2006. Personale il Syrah IGT Maremma Toscana e intenso con discreta complessità il Sormonno 2000 IGT Maremma Toscana Rosso. Nelle Marche salutiamo gli amici di Aurora di Offida e de La Distesa di Cupramontana; ci fermiamo da Paolo Beretta di Fiorano. Già finito prima quasi di uscire il centratissimo e piacevolissimo Donna Orgilla 2009 Pecorino IGT Marche, ancora da evolvere nei profumi e complessità il Giobbe 2007, mentre due menzioni per lo splendido olio nuovo 2010 e la grappa affinata in legno. In Abruzzo la folta barba di Emanuele Rasicci ci accoglie con i i suoi Montepulciano: assaggio il 2005, prima annata, e il 2008. Due vini ben diversi che dimostrano la sferzata fatta in vigna e in cantina. Visto la buona strada intrapresa, può solo migliorare. Curiosità campana con Podere Veneri Vecchio di Castelvenere (BN): azienda che punta sulla territorialità e particolarità dei vitigni. Delicato e leggerino il Tempo dopo Tempo 2009, anomalo, ma non fastidioso, il Sannio DOC Rutilum 2007, poco prepotente l’Aglianico Nigrum 2007 IGT del Beneventano, curioso l’Aglianico + Piedirosso Perdersi e Ritrovarsi 2006 IGT Beneventano.
In conclusione un lungo fine settimana di vino, che avrebbe dovuto far parlare maggiormente dei vignaioli, del loro lavoro, della terra e di ciò che riescono a portare sulle nostre tavole. Invece le polemiche hanno tentato di offuscare il vero motivo per cui ci piace partecipare ad eventi che vedono protagonisti coloro che sono attenti alla naturalità.  


                                       




Il mio stato
Newsletter