lun
20
giu
2011
Terza edizione di Vulcania, forum internazionale dei vini provenienti da suoli vulcanici. Giovedì 16 e venerdì 17 Giugno si è sviluppata la rassegna, che vuole essere un laboratorio di indagine e approfondimento per comprendere se può aver senso parlare di vini vulcanici come una vera e propria categoria enologica. Evento voluto e sostenuto dal Consorzio del Soave in collaborazione con Veneto Agricoltura, che quest’anno è stato ospitato dalla bella azienda Sandro De Bruno a Montecchia di Crosara (VR). Nella due giorni enologica si sono susseguiti dibattiti, visite in vigna, sui versanti vulcanici e nelle cantine dei protagonisti veneti di questa espressione enoica. E’ stata una sorta di lettura traversale che dal Soave all’Etna, passando per Ischia e i Campi Flegrei, hanno mostrato similitudini e differenze dei vini bianchi provenienti dai suoli vulcanici.
Si comincia con un tour sulle colline vulcaniche del Soave, il Monte Calvarina e i suo vigneti, dove Roberto Zorzin della sezione Geologia e Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona e Luca Ciancio, professore di Storia della Scienza dell’Università di Verona, hanno raccontato vedendo direttamente il territorio, cercando di inquadrarlo storicamente e nella sua evoluzione. Tornando poi presso l’azienda ospitante, sono a disposizione in degustazione oltre 70 vini delle varie zone italiane con suoli vulcanici. Le zone qui presenti sono quelle di Soave e Lessini Durello in gran quantità, anche forse come zona organizzatrice, poi i Colli Euganei, Gambellara, Ischia, Campi Flegrei e l’Etna. Bella carrellata per mostrare similitudini e diversità, non solo per i vitigni, ma per le espressioni e interpretazioni enologiche. A seguire una degustazione guidata con interventi anche illustri come quello di Attilio Scienza, grande professore di Viticultura dell’Università di Milano. Sedici vini degustati con 6 della zona di Soave, 3 etnei, 2 campani e 5 stranieri: dalle alture del Golan alla Yarra Valley australiana, dalla Russian Valley californiana alla Galizia, finendo con l’isola di Pico nelle Azzorre portoghesi. Vini introdotti dalla competenza di Nicola Frasson, curatore per il Veneto della Guida ai Vini d’Italia del Gambero Rosso e Gianni Fabrizio della medesima guida. Carrellata coadiuvata e moderata da Giovanni Ponchia enologo del Consorzio Tutela Vini Soave, che ha cercato di tenere a freno l’esuberanza di Luca Gardini, che ha raccontato il suo personale profilo sensoriale e tecnico sui vini. Ciò che ho notato nei vini degustati è la grande differenza di sensazioni per i differenti suoli e terreni vulcanici; quindi la variabilità dei suoli rende improbo identificare una rintracciabilità comune ai vini. Elemento unificante è sicuramente l’uomo, la cultura dell’uomo. Tre le chiavi di lettura di questa edizione di Vulcania: sensorialità, identificazione, caratteri. Caratteristiche verificate, testate e discusse, che sono i diversi aspetti che il vulcano ha come influsso nel mondo del vino. Ad oggi sappiamo che esiste una superficie grande 4 volte la nostra penisola di suoli originati da fenomeni vulcanici; è solo l’ 1% della superficie del nostro pianeta, ma riesce a dare sostentamento al 10% della popolazione mondiale, testimonianza della fertilità di questi terreni. Oltre ai vini degustati delle diverse zone italiane e straniere, sarebbe stato interessante trovare qualche espressione enologica dell’area di Pantelleria, delle zone di Frascati e del Viterbese, specifiche del Vesuvio, oltre che della Casablanca Valley cilena, di Santorini in Grecia e Stellenbosch in Sud Africa. Speriamo in una nuova edizione sempre più ricca, nonostante sia assai apprezzabile lo sforzo effettuato dall’organizzazione per allestire quanto realizzato e prodotto. Dopo questo momento è seguita una cena con cucina effusiva con i sapori del vulcano, così come l’ha definita e preparata Marcantonio Sagramoso del Ristorante Le Cedrare di Illasi (VR). Durante la cena è stato possibile riassaggiare i vini degustati nel pomeriggio ed è stato presentato il libro fotografico Soave Sylea cura di Giò Martorana a cura di Lucia Vesentini. Serata conclusa con sigaro Toscano e fuochi di artificio. Un caloroso ringraziamento ai padroni di casa Sandro Tasoniero e la moglie Marina dell’azienda Sandro De Bruno.
Il venerdì mattina si apre con la partenza per un tour tra i vigneti del Soave Classico. La visita è il proemio per la giornata destinata alla conoscenza e presentazione di SoaveCru, l’associazione di 16 produttori che si sono messi insieme per creare identità di territorio e unità di intenti. Una volta tanto i veneti non hanno applicato il famoso motto locale “faso tuto mi”, ma stanno credendo nell’unità e aiuto reciproco. Questo serve e servirà per esaltare le peculiarità di esaltazione del Soave, promuovendo una segmentazione dell’offerta. Soavecruè una associazione autonoma di produttori, che cercano di esprimere al meglio le potenzialità della Garganega e dei suoli vulcanici; per far ciò hanno pensato di valorizzare la singola vigna, rispettando la natura con l’obiettivo di preservare il paesaggio e rendere la viticoltura più sana. Tratto identificativo di questa neonata associazione è la proprietà diretta dei vigneti, zone vocate e tecniche a basso impatto ambientale, oltre a continua ricerca in vigna e in cantina per abbassare sempre più l’utilizzo di additivi. Trovo assolutamente positivo la predisposizione al confronto delle esperienze e delle tecniche impiegate, così come ci spiega il presidente di SoavecruSandro Gini. Ruolo importante per la nascita di questa realtà è stata Terra Viva, associazione culturale esistente in Valpolicella, che ha l’obiettivo di migliorare la salute dell’uomo e dell’ambiente. L’intento è quello di diffondere conoscenze e tecniche per una ritrovata consapevolezza della natura, che punti alla salvaguardia dell’ambiente attraverso un’agricoltura capace di rivitalizzare la terra. Questo approccio e idea del gruppo di produttori vuole portare una rivoluzione nel sistema Soave. E’ necessario lo sdoganamento dall’idea di vino semplice, banale, di quantità, che veniva servito come bianco da bicchiere nei bar e nelle osterie. Dal 1998 quando è iniziato il progetto di zonazione si è arrivati ad identificare i terreni più vocati, che hanno portato nel 2002 anche alla DOCG. Quindi i concetti di cru e terroir per un livello qualitativo di maggior spessore e importanza. La volontà di migliorare sempre più la qualità di questa tipologia di vino ha portato ormai alla produzione in purezza con la sola Garganega, abbandonando o quasi il Trebbiano di Soave, proprio per ricercare quell’identità spiccata che territorio e vitigno in purezza riescono e devono dare. Il concetto di terroir dimostra quindi che non esiste un unico Soave, ma diversi modi di intenderlo, ognuno legato alla natura del territorio, alla sua storia, alle competenze umane che hanno compreso nel tempo lo spirito di adattamento ed evoluzione ai tempi e alle nuove tecniche. Proprio per questo ultimo aspetto viene presentata una delle novità che si sta sperimentando fra alcuni soci: la confusione sessuale per la lotta alla tignola. Più che confusione sarebbe corretto definirla dissuasione o distrazione, poiché è una tecnica di controllo di alcuni insetti mediante la distribuzione di sostanze odorose (feromoni) che confondono il maschio e gli impediscono di individuare la femmina per l'accoppiamento. Le sostanze emesse da appositi diffusori sono infatti simili a quelle secrete naturalmente dalle femmine per attirare i maschi e consentire la riproduzione. In pratica si tratta di una tecnica di difesa alternativa ai comuni insetticidi di sintesi e come tale ammessa anche in agricoltura biologica. Le prime esperienze di confusione sessuale contro le tignole della vite in Trentino risalgono al 1991. Da allora grazie al costante supporto tecnico dell'Istituto Agrario di San Michele all’Adige la superficie vitata trentina è circa per il 90% trattata con questa tecnica che evita un grosso problema per la vite. Tutela dell'ambiente e rispetto degli insetti utili, tutela dell'operatore che effettua i trattamenti antiparassitari e, soprattutto, tutela del consumatore sono obbiettivi insiti nelle strategie di lotta integrata. Vedremo il prossimo anno se le pratiche di questi due anni di sperimentazione avranno dato i loro frutti. Maggiore poi sarà la superficie trattata e migliore sarà la risposta, speriamo positiva, per debellare il devastante insetto, così come hanno dimostrato in Trentino e in alcune altre regioni italiane. All’interno di una bella sala al primo piano del Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone (VR), innalzato tra il 1453 e il 1471 dal vescovo di Verona Ermolao Barbaro, su progetto di Michele da Caravaggio, si è conclusa la manifestazione con la conferenza stampa “Soavecru – storia di uomini e vigneti”, introdotta dal sindaco locale Tessari.
Le parole di Emile Peynaud possono al meglio condensare i concetti emersi in questa due giorni: “E’ probabilmente l’uomo che crea la personalità di un cru. Il suo successo è il risultato delle conoscenze e dell’attività dell’uomo, sia sul piano culturale, sia su quello tecnico e commerciale. Il vino non è un dono gratuito della natura. Una vite abbandonata a sé stessa non produce mai uva, dall’uva abbandonata a sé stessa non diviene mai un vino, del vino abbandonato a sé stesso si altera e non si trasforma in prodotto di qualità. Il cru non è che l’immagine di questo sforzo o piuttosto degli sforzi compiuti dalle generazioni che si sono succedute”.