mar

21

giu

2011

Il Week End delle Utopie Possibili

di Marco Arturi

Il «luogo del caso organizzato» si chiama Salecina e si trova a Maloja, in Svizzera, a poche decine di chilometri dal confine con l’Italia e alle porte dell’Alta Engadina, una delle regioni alpine più straordinarie a livello paesaggistico. E’un posto difficile da non amare, nel quale trascorrerò il prossimo fine settimana in compagnia di Gianni Camocardi e, si spera, di qualche altro amico di Officina Enoica. Si assaggeranno vini e si cercherà di studiare qualcosa da combinare insieme per portare avanti il progetto di questa associazione nata allo scopo di sostenere i vignaioli liberi e promuovere un consumo davvero critico, sostenibile e consapevole.

Gianni Camocardi è una persona come capita di incontrarne poche, anche nel mondo del vino: testimone dei primi passi del Critical Wine, si è sempre mosso nell’ambiente con una determinazione e un’autenticità disarmanti. Solo qualche mese fa l’ho visto sostenere una discussione riguardante la genuinità di certi progetti inerenti al consumo critico e al concetto di attività senza fini di lucro: l’interlocutore, esasperato da un contraddittorio senza sconti, gli ha chiesto: «Scusa, ma allora tu dalla tua attività cosa ci guadagni?». «Niente. Sono un lavoratore, ho già di che vivere. Quello che faccio lo faccio perché ci credo e perché bisogna che qualcuno lo faccia» è stata la risposta. Sarà questa la ragione per la quale da alcuni anni Officina Enoica riesce almeno in parte nell’impresa di proseguire un discorso apparentemente impossibile nel mondo del vino, quello di avvicinare produzione e consumo fino quasi a identificarli e sovrapporli. Questa associazione è una delle poche realtà davvero enodissidenti, nelle quali è ancora possibile trovare traccia delle intuizioni e della tensione ideale che contraddistinguevano l’«utopia possibile» del movimento Critical Wine.

Ma dal momento che il caso [come il caos] è talvolta organizzato, non è affatto casuale che il luogo della riunione sia Salecina, centro di formazione e vacanze che si regge sui principi solidaristici e anche un po’ anarchici dell’autogestione da parte degli ospiti e di una filosofia dei prezzi differenziati – il criterio è quello dell’autovalutazione – mirata a garantire l’equiparazione tra chi ha più possibilità economiche e chi ne ha meno. Fondata nel 1971 da Amalie e Theo Pinkus sull’onda dei movimenti del ‘68 e con l’ambizione di proporsi come «casa della sinistra europea», Salecina vede arrivare da tutta Europa persone di differente estrazione sociale che riescono a convivere in un’atmosfera unica: ogni sera dopo cena si commentano le notizie del giorno e si assegnano agli ospiti, su base volontaria, i compiti inerenti alla gestione della casa, che è composta da un edificio nel quale sono situati stanze e servizi igienici e un altro destinato alle «attività sociali» con cucine, sale da pranzo, biblioteca, sala polifunzionale e camera dei giochi. L’autogestione, coordinata da quattro ragazze che lavorano stabilmente per la fondazione, funziona e permette a Salecina di essere il formidabile luogo di scambio di idee ed esperienze che è, nel quale si svolge peraltro un intenso programma di corsi e seminari. Un’altra utopia possibile, che quasi beffardamente sorge a pochi chilometri dallo sfarzo e dalle ostentazioni di St. Moritz.

Tra le bottiglie che si apriranno non potrà mancarne una del Barolo Paiagallo di Gianni Canonica, un vino che sa di utopia fin dal prezzo [17 euro del produttore] e che Gino Veronelli ebbe modo di definire su Carta «panico, potente e luminoso». Il 2007, strutturato e di buona complessità, non paga dazio in termini di piacevolezza e bevibilità e promette un’evoluzione da Barolo autentico. Per la prima volta qualche bottiglia partirà per l’America: Gianni è sempre stato contrario a mandare il suo vino a chi «esporta la democrazia con le bombe» – una sorta di embargo all’incontrario – ma ha dovuto cedere di fronte all’ennesima richiesta di un importatore che gli stava dietro da anni e che gli ha scritto: "Gianni, è caduto anche Mubarak: non sarebbe ora di mandarci qualche centinaio di bottiglie?"

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