mar

28

giu

2011

Bacca Bianca "un vino estremo e non per tutti"

di Ivano Asperti

Serata calda. Milano di inizio estate sulla terrazza di Officina Enoica stappiamo qualche vino e iniziamo a chiacchierare. Racconto a Gianni della mia bella visita presso casa e azienda di Guido e Igiea Zampaglione a Gamalero, in provincia di Alessandria. Sono una coppia campano (lui) piemontese (lei), anche se ormai Guido è ampiamente adottato dalle terre in cui ora vive e coltiva con passione. Per non dimenticare le sue origini, segue anche una vigna in Irpinia, da dove ha creato un vino decisamente fuori dai canoni tradizionali. Le vigne si dipanano tutt’attorno a casa: svegliarsi al mattino con un 360° di verde e vigne è uno spettacolo. I due giovani della Tenuta Grillo hanno puntato sui vitigni autoctoni, tranne l’eccezione del Merlot, che poi finisce in un rosso, che neanche a farlo apposta, hanno chiamato PecoraNera. Vinificazione e tecniche colturali sono il più naturali possibili. Racconto a Gianni alcuni aspetti della filosofia produttiva di Guido, così cresce l’interesse e curiosità di assaggiare il Baccabianca, Cortese in purezza, che qui abbiamo con l’annata 2006. Il vitigno già non gode di grande blasone tra l’opinione generale, se poi lo carichiamo di qualche anno di bottiglia, chissà cosa vien fuori; questo quello che potevano pensare alcuni dei presenti allo stappo. Mentre racconto alcune particolarità aziendali, inizio a versare il vino. Il colore è un giallo oro, molto carico e che tende all'ambrato. Subito che chi rimane affascinato dalla tonalità da passito. Al naso è molto intenso e complesso e rimanda a sentori erbacei, speziati  e a frutta a tratti matura e a tratti acerba. Girandolo nel bicchiere il vino non ringiovanisce molto, anche se evolve sicuramente. In bocca si presenta con tutta la sua gentile violenza: freschezza acidula e sapidità presenti,  ma non come in un classico bianco; importante struttura  con evidente nota tannica, che fa da corredo ad una lunghissima persistenza. E’ una vera e propria "spremuta d'uva". Questo è palesemente un rosso travestito da bianco. Vino difficile perché contro la tendenza della produzione di vini costruiti per la degustazione, ma chi saprà scoprirne la complessità, le potenzialità di abbinamento e d’invecchiamento e lo tratterà, come è d’uso per i grandi rossi, resterà sorpreso della piacevolezza nascosta in questo Cortese.
Passano i minuti e risentendolo al naso emergono meglio erbe secche, una spiccata sensazione di liquirizia grezza, anice stellato, leggermente mielato e frutta secca. La bocca è densa, tesa e profonda. Questa idea di vino e le tecniche di lunga macerazione – qui siamo sui 30 giorni – è una costante delle vinificazioni di Guido, che avendo lavorato per tempo con Giulio Armani de La Stoppa di Rivergaro (PC), ha potuto apprezzarne i risultati. Il Baccabianca si dimostra un signor Cortese, un vino non banale e non per tutti.  Proviene da un vigneto chiamato Pratoasciutto con terreno sabbioso e limoso. L’esposizione dei filari sono su un altopiano, dove la circolazione e la ventilazione sono sempre ben presenti, così come il soleggia mento per tutta la giornata. Discreta la densità di impianto con 3300 ceppi ettaro, con una resa tra i 40 e i 50 quintali. Tra i filari vedo inerbimento e gli unici trattamenti fatti in vigna sono con rame e zolfo, senza uso di fertilizzanti. Dopo la vendemmia e raccolta manuale, in cantina non si usano altro che lieviti indigeni. Nessuna filtrazione o depauperamento del vino. Questo porta anche un bianco a poter diventare longevo. Ricordo a casa di Guido di aver assaggiato un Baccabianca di solo acciaio e uno con legno; seppur legno grande e con altri 8 mesi di affinamento in bottiglia, la differenza era assai marcata. Questo forse al naso e ad un palato allenato, poiché mi confessa che in molti stentano a credere che ormai il vino non faccia più legno e quindi abbia intrinseca questa sensazione astringente e tannica.

Come detto un vino estremo e non per tutti; ma come ogni gemma, diventa preziosa per chi la sa cogliere. Un plauso a chi con tanta tenacia e perseveranza porta avanti un concetto di vino naturale, territoriale e tipico, apportando una personale interpretazione della sua espressione.

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