mar
26
lug
2011
Tanto si parlò di riunificazioni che arrivò un’altra scissione. I vignaioli biodinamici di Renaissance hanno deciso, insieme a un gruppo di indipendenti, di porre fine al sodalizio che li legava dal 2009 a Vini veri e alla fiera di Cerea per tentare l’avventura al Vinitaly. Una svolta pesante, che rompe per la prima volta dopo anni la tradizione degli «antivinitaly» – le manifestazioni che si svolgono nei dintorni di Verona in concomitanza e in contrasto con il mastodontico salone del vino – e che segna il ritorno della viticoltura naturale e di territorio nei capannoni della Fiera di Verona. Il comitato promotore dell’iniziativa, che vede attivi diversi viticoltori che da tempo lavoravano per una riunificazione delle due principali manifestazioni [vale a dire Vino vino vino di Vini veri e Villa Favorita di VinNatur] ha ottenuto l’assegnazione di uno spazio sopra l’ingresso principale della Fiera, che potrà ospitare le postazioni di 111 produttori. Ammesso che gli organizzatori riescano a riempire gli spazi disponibili, sembra difficile accogliere quella del ritorno al Vinitaly come una notizia positiva, da qualsiasi punto di vista la si voglia guardare: chi auspicava una riunificazione di gruppi e manifestazioni si troverà di fronte alla nascita di un «terzo polo» della viticoltura naturale, non fosse altro che per il numero chiuso; chi sosteneva la necessità di mantenere le distanze dal Vinitaly dovrà andare a cercare alcuni dei suoi produttori di riferimento proprio a Verona.
L’intento dei vignaioli «secessionisti» è chiaro, e in parte comprensibile: intercettare una platea di consumatori e addetti ai lavori più ampia e in larga parte assolutamente nuova, evitando nel contempo al pubblico spostamenti e permanenze nel veronese più lunghe del necessario. Ma valeva la pena di un’ulteriore frammentazione? E’ difficile pensare che Angiolino Maule sia disposto ad abbandonare Villa Favorita o che Vini veri possa optare per il Vinitaly, dal momento che l’associazione è nata – come il progetto Critical Wine – in dichiarata contrapposizione a quel modello commerciale e culturale. Ai vignaioli che stanno facendo questo tentativo va riconosciuto il merito di avere più volte sollecitato nei mesi passati un riavvicinamento, degli incontri, una discussione, sempre scontrandosi con la scarsa o nulla disponibilità di Vini veri e Vin Natur: ma siamo certi che il Motorshow del vino sia il luogo giusto nel quale far crescere – anche solo commercialmente – una viticoltura consapevole e alternativa ai modelli industriali e alle scelte del marketing?
Con il senno del poi il ritorno al Vinitaly è in parte figlio della scelta operata da molti nel dicembre scorso, quando a Milano Semplicemente uva, manifestazione promossa dal «Gastronauta» di radio24 Davide Paolini, si contrappose a «La terra trema» e registrò le adesioni sorprendenti di molti produttori naturali. All’epoca qualcuno di questi vignaioli ci spiegò la sua scelta parlando del bisogno di trovare un target [testuale] nuovo al quale rivolgersi. La manifestazione non si segnalò esattamente come un successo in termini di affluenza di pubblico [al contrario dell’iniziativa del Leoncavallo], in compenso ebbe l’effetto di provocare liti e polemiche. Oggi la domanda è: sicuri che questa sia la strada giusta?
Se la questione non vi risulta troppo oziosa, potreste rifletterci sorseggiando un Roero Arneis di Cascina Pioiero. Quello di Antonio Rabino è un nome sconosciuto ai più, come questo bianco fresco, minerale, sapido e vibrante che racconta senza riserve il proprio territorio di provenienza e che non ti stancheresti mai di bere. Rabino è uno che sta fuori dalla mischia per scelta, un contadino molto old style, vero e capace che ha a disposizione una vigna da sogno. Interessanti anche la Barbera superiore e il Nebbiolo. Propone i suoi vini anche sfusi, ma non è scontato che ne troviate perché i prezzi sono da applausi.