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29

ago

2011

Quanti Poli Attorno al Mondo del Vino

di Ivano Asperti

Leggevamo un po’ di settimane fa della nuova ed ennesima scissione dei vignaioli biodinamici di Renaissance, che hanno deciso insieme a un gruppo di indipendenti, di porre fine al sodalizio con il Gruppo di Vini Veri. Già un po’ di anni fa con la nascita di VinNatur, gruppo capeggiato e condotto da Angiolino Maule, si ebbe un primo frazionamento; poi alcuni riavvicinamenti e altre disgregazioni. Mi è sempre sembrato inutile questo dissenso interno con chi voleva considerarsi “l’anti Vinitaly”. Definizione errata nel merito e nella sostanza. La concomitanza delle fiere, seppur limitrofe a Verona, non hanno portato benefici; anticipare o posticipare di qualche giorno imponeva agli interessati al vino e non alle diatribe tra persone, di permanere nella città scaligera per più giorni. Insomma l’idea che l’unione fa la forza non è stata sempre raccolta dai vignaioli che volevano distinguersi dalla kermesse veronese. E’ stato importantissimo per chi voleva dare un messaggio chiaro ed evidente di differente concetto e produzione del vino, lo abbia fatto cercando di far puntare, almeno un pochino, i riflettori sul mondo del naturale. Ora però siamo quasi ad una implosione. I piccoli e poco strutturati produttori debbono sostenere sempre maggiori costi per fiere, esposizioni ed eventi. L’idea di stare insieme e fare gruppo insieme è stata e deve essere la carta vincente. Poi si può disquisire sul come e quando, ma ciò che credo sia importante è evitare le disgregazioni. Un vignaiolo deve sentirsi libero di fare ciò che crede e partecipare alle fiere a cui ritiene più opportuno. Però se si inizia a parlare di “target”, ampliamento platea di consumatori, allora vuol direi che l’aspetto economico è anteposto a tutte le belle parole che abbiamo spesso sentito sulla bocca di tanti produttori.

Trovo ragionevole e corretto il confronto, quindi non biasimo coloro che scelgono una fiera piuttosto che un'altra; ma quelle dei vignaioli naturali in questi anni hanno voluto essere un momento di riflessione collettiva su cosa è oggi la produzione del vino e di come intendere l’allevamento della vite, la sua cura, la raccolta e il lavoro in cantina. Se si lascia questa strada vuol dire che o si sono avuti i risultati sperati oppure si getta la spugna. Di contro vedo solo una questione di denari e convenienze. Quando lo scorso anno trovai a Vinitaly un famoso produttore non più presente a Cerea, chiedendogli come mai del cambio, lui con un mezzo sorriso – non so se di dispiacere o compiacimento – mi confessò che “non lo volevano più tra quelli di Vini Veri”. Non so come siano andate realmente le cose, so solo che mi è spiaciuto vederlo versare litri di vino a profusione a masse di persone sudate e in fila al suo ampio e ricercato stand, che forse non lo conoscevano neanche, ma un assaggio di Merlot del 2004 era da fare, così come alcuni bianchi con i nomi strani……Gente che beveva, pochi chiedevano e lui non riusciva a star dietro a tutti. Era sorridente e apparentemente felice. Chissà se poi lo è stato altrettanto dopo i 5 giorni intensi di caotica fiera veronese.

Quest’anno comunque, aspettando il periodo delle grandi fiere di primavera, abbiamo al Merano Wine Festival una novità simile a quella prospettata per il prossimo Vinitaly: bio&dynamica all’interno della manifestazione che si definisce la più elitaria d’Italia, la più elegante d’Europa, il punto di riferimento per la qualità proveniente da tutto il mondo. Così anche nell’esclusiva fiera altoatesina troveremo spazio e attenzione per chi produce bio: 50 aziende italiane e internazionali certificate biologiche e/o biodinamiche. Che sia ormai una sorta di status symbol, una moda o una necessità avere nella propria offerta qualche produttore naturale, mi sembra evidente così come sul banco di un supermercato possa campeggiare un prodotto “sano”, ossia biologico. Quando poi si riuscirà a non veicolare un concetto e stile di produzione con un concetto commerciale, forse la gente inizierà a comprendere che non basta un’etichetta per definire cosa e chi sia realmente “buono” per la nostra salute e la nostra vita.

Quindi spero che le divisioni tra chi persegue un’idea di produzione, uno stile di vita e sostenibilità agricola, possa avere il sopravvento sulle sole logiche di mercato. Accantonare l’astio reciproco e le differenti partigianerie, specialmente se si hanno intenti comuni, medesime basi di partenza e filosofie di produzione. Anteporre le antipatie e logiche opportunistiche in favore di una maggior coesione tra chi vuol portare avanti concetti e modi di intendere l’agricoltura come una parte importante per la salute e la sostenibilità delle attività e vita dell’uomo. Così, basta alla creazione di nuovi poli; bisogna puntare direttamente e unitariamente verso il giusto Zenith, che identifichi chi produce bene, rispettando natura e consumatore.

Poi massima libertà a chi vuol essere presente ovunque e comunque. Certo è che poi certi discorsi sui costi aziendali, sui prodotti e sull’impegno per seguire fiere ed eventi, non debbono più sentirsi, specialmente se poi ricadono sul prezzo del loro prodotto. Il consiglio che lascio da anni a tutti i produttori è quello di smettere di seguire ogni singola fiera. Scegliere quelle a cui si vuol essere presenti, se lo si reputa necessario e proficuo, ma limitarle e sceglierle. Sembra incredibile, ma c’è anche chi non presenzia alle principali fiere nazionali ed è comunque commercialmente vivo e vitale. Ognuno deve quindi essere libero di fare ed essere quello che ritiene giusto per sé, senza voler necessariamente avere un’etichetta che lo classifichi.

Un sano, rispettoso ed etico lavoro in vigna e in cantina danno poi i giusti frutti, che se compresi, gratificano molto di più di tante bottiglie vendute.

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