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29

gen

2012

Avi San Giovese di Romagna Superiore "Buono da morire"

Ci sono dei vini, nel panorama vitivinicolo italiano, che sanno di Maranzano (Roberto), di Melodia (Alessandro), di Maria Rosa, di Rosalba e dei tanti altri che, loro malgrado, hanno contribuito al loro sentore.
Si tratta dei vini di San Patrignano, e quei sentori, anche se solo immaginari,  sono quelli delle decine di persone che sono state rinchiuse, segregate, umiliate,
nei tini della cantina (e negli altri luoghi di detenzione) della Comunità.
Mancano solo due settimane al 16 febbraio e, per i tanti che lo hanno scordato, questa è la data in cui ormai 25 anni fa è stata emessa la prima sentenza da parte del Tribunale di Rimini a quella "Vigna del Signore" che era considerata San Patrignano.
Anche se in un'altra sentenza, purtroppo, venne addirittura reinterpretato il principio costituzionale sulla violenza e la libertà personale, in quanto gli autori pare fossero mossi, sic, da "motivi di particolare valore morale e sociale".
Ma è comprensibile ... erano gli anni di Craxi e dello strapotere del Psi al quale Muccioli era, guardacaso, particolarmente legato.
Ci volle il morto, alla fine, per correggere quegli errori di valutazione, che furono tutti spazzati via con la sentenza sull'omicidio di Roberto Maranzano.
E' passato tanto tempo, i colpevoli di quei fatti aberranti sono stati condannati (anche se con molta clemenza), i vini di San Patrignano sono ormai affermati e le cose, pare, sono cambiate.
Tranne una, ovvero la reticenza e l'arroganza con la quale, ancora recentemente, vengono affrontati questi argomenti.
Cosa che non giova, nè alla causa di San Patrignano, nè al ripristino della verità nè, credo, alle sue pur lodevoli attività.
Tempo fa ho notato che alcuni giornalisti e blogger avevano dei link che riconducevano al sito di San Patrignano ma nessuno di questi, alla mia domanda se sapessero di quali fatti terribili si fosse macchiata quella comunità, ha saputo darmi una risposta ... tranne qualche ricordo vago e lontano tutti mi hanno risposto stizziti e infastiditi, affermando, in poche parole, che "il fine giustifica i mezzi" e che ormai "è acqua passata".
Per loro forse, ma non per Roberto Maranzano, dapprima massacrato di botte,  tra le scariche elettriche di un defibrillatore per i maiali nella porcilaia della comunità, ucciso e infine trasportato in una discarica in Campania, impiccato e bruciato, così da simulare un regolamento di conti fra camorristi.
Con la benedizione di Vincenzo Muccioli, che era al corrente di tutto e diresse le operazioni di "smaltimento".
E' passato tanto tempo, troppo, non per ricordarlo, ma per dimenticarlo.
Avevo conosciuto Roberto Maranzano due anni prima della sua morte, con lui avevo realizzato un presepe gigantesco: Roberto non era un non-violento, ma di più, era un "non-opponente", non come Gandhi, ma come Tolstoj, semplicemente non si opponeva, e questa fu la sua condanna a morte, perchè non si oppose alle continue torture che riceveva, e anzi sorrideva ai suoi aguzzini.
A parte Roberto decine e decine di altri ragazzi e ragazze hanno subito torture e violenze inaudite, incatenati e maltrattati con dei metodi che neppure per le bestie, oggi, sono possibili, e tutto in nome di una non meglio chiarita moralità.
Ci sono voluti lunghi anni di difficili indagini per giungere alla verità, fra ritrattazioni e depistaggi, ma alla fine, almeno una parte, è venuta a galla.
Così, in questo imminente 25° compleanno dalla sentenza, a me non resta che ricordare, perchè ogni volta che vedo quelle etichette, quelle bottiglie, e penso a quei tini, ma anche agli altri luoghi di detenzione come la porcilaia, il canile, i vari magazini, i miei pensieri corrono a quei ragazzi, rinchiusi nel buio e nel silenzio, rimossi dalle coscienze, dimenticati da tutti.
Ci sarebbe tanto, ma davvero ancora tanto da dire, per cui vi lascio la facoltà di interrogare il web sull'argomento.
Sia chiaro che non voglio neanche lontanamente sostenere che San Patrignano non debba esistere, che i suoi metodi, oggi, siano come quelli di ieri, che i loro vini non siano buoni, o comunque criticare la loro esistenza.
Ho solo voluto ricordare un amico, e i tanti che, come lui, hanno pagato "un prezzo non dovuto" per la propria libertà.
Per saperne qualcosa di più vedi qui.
Per sapere cosa pensano alcuni organi istituzionali sui metodi e risutati di San Patrignano vedi qui
Tutto questo, in fondo, lo scrivo perchè rimuovere la storia non è mai una buona cosa, nè per il passato, nè per il presente, ... e nemmeno per il futuro.
Lo scrivo anche per sentirmi un pò migliore, perchè troppo spesso, io come tanti, sono soggetto a quelle che considero "colpevoli amnesie".
E anche perchè un tino non sia mai più usato, davvero mai più, se non per contenere quello per cui è destinato, ... il nostro amato vino.
Che forse mai come in questo caso ha rappresentato, dopo quello di Cristo, il sangue dell'innocenza.
Una storia terribile, quella di San Patrignano, fin dai suoi albori,  che dimostra quanto pericoloso possa diventare il potere lasciato senza controllo.
Una storia che ha molto da insegnare, nel bene come nel male, e che non si dovrebbe mai dimenticare.

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