Il primo atto di sensibilità planetaria è stato quello di interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita.
Un rapporto che rischia, come tante altre cose della nostra esistenza, di scivolare nel laboratorio di marketing dell’industria agroalimentare contemporanea la quale cerca di surrogare la distruzione metodica, progressiva, scientifica dei sapori della vita presentando i suoi prodotti incommestibili innaffiati col pepe rancido di saperi totalmente inventati o reinventati. Così avviene in tutte le rubriche di moda sui giornali o alla tv che hanno spesso nel titolo i saperi e i sapori.
Più che un legame, l’insistenza su saperi e sapori della propaganda dell’industria agroalimentare contemporanea, denuncia una discrasia, un antagonismo profondo, il definitivo compiersi di un divorzio sospettato da tempo tra produzione e cultura. Segnala il definitivo dominio della produzione industriale di massa non solo sui produttori ma anche sui saperi. I saperi di cui cianciano i rotocalchi di tutto il mondo non hanno alcun legame coi sapori. Sono semplicemente saperi addomesticati per sapori insensati, falsi, ingabbiati nella produzione seriale.
Ormai chi non si fregia del marchio “bio” non è al passo con i tempi e con la moda anche commerciale di questi anni. Purtroppo stiamo vedendo un proliferare di aziende biologiche, che producono
prodotti biologici, con metodi biologici, nel rispetto di tutto e di tutti.
La tendenza non c’è solo nel mondo del vino, così come possiamo notare anche sui banchi dei supermercati. Acclarato che bio è buono e il resto costa meno, poiché prodotto industriale massificato,
siamo tutti portati a volerci bene propendendo per i prodotti biologici, quelli che non ci fanno male come gli altri e hanno rispetto per la natura e per il consumatore. Ma è possibile che per
anni ci hanno avvelenato e solo ora si scoprono tutti produttori attenti e rispettosi ?
Purtroppo però fregiarsi di produttore biologico oggi è piuttosto facile, ma poi bisogna realmente vedere cosa vuol dire, come e cosa si produce. Verificato questo, scopriremmo come di
tanti biologici, molti meno lo sono realmente. Specialmente nel mondo del vino, ci sono ancora tanti distinguo da fare tra chi produce in maniera integrata, chi in biologico o in biodinamico.
Quando ho iniziato a produrre timidamente vino, già da subito ho capito che c’era qualcosa che non quadrava. All’inizio non mi era chiaro cosa fosse, ma man mano le cose le ho viste sotto una luce diversa. Non provengo da una famiglia con tradizioni contadine, ma avevo da tempo delle piccole vigne e un casolare con una vecchia cantina tufacea seminterrata. La passione per il vino, la mia formazione di agronomo, l’avvio del rapporto con la terra mi hanno portato a compiere questo passo: realizzare piccoli vini . Ci sono arrivato attraverso i libri e i diversi testi di enologia. Avevo tutto in testa, progettato come lavorare tutte le fasi, su carta, ben chiare. Ma l’intensificarsi del rapporto con la terra mi diceva che in quei processi standard c’era qualcosa che non andava e alzando lo sguardo ho capito che si poteva lavorare in modo diverso.
Ci sono dei vini, nel panorama vitivinicolo italiano, che sanno di Maranzano (Roberto), di Melodia (Alessandro), di
Maria Rosa, di Rosalba e dei tanti altri che, loro malgrado, hanno contribuito al loro sentore.
Si tratta dei vini di San Patrignano, e quei sentori, anche se solo immaginari, sono quelli delle decine di persone che sono state rinchiuse, segregate, umiliate,
nei tini della cantina (e negli altri luoghi di detenzione) della Comunità.
Abbiamo chiuso il 2011 con una delle fiere enoiche più apprezzate e partecipate quale è La Terra Trema a Milano; ora riparte un nuovo anno che si preannuncia sempre più in recessione, anche per il mondo del vino. Questo per lo meno quanto dicono gli esperti del settore, anche se poi leggendo i dati della produzione e i ricavi delle vendite e non sembra proprio che il comparto vino soffra particolarmente, grazie anche alle esportazioni.
Qualche giorno fa è stato varato il decreto che sancirà i rigorosi
provvedimenti previsiti nella finanziaria, che dovrà portarci ( costi
quel che costi) al pareggio di bilancio nel 2013. Tutto è stato
stabilito: uomini e donne che dovranno andare in pensione circa 8/10
anni dopo fin qui era stato stabilito, aumento rigoroso delle tasse (
benzina, ici, ecc.), riduzione del Welfare State ( ergo: fondo
politiche sociali, quindi assistenza e servizi alla persona) e così
via. Ed io da qualche giorno vago per le strade di Milano con la
consapevolezza di incontrare persone sempre più incazzate. Ma, ahimè,
gli incontri che faccio sono tutt'altro di persone incazzate, ma
viceversa sono volti di persone rassegnate. Come l'incontro fatto
ieri, mentre tornavo da lavoro.
Mi rivedo bambina percorrere in piena libertà le mulattiere che portavano alle vigne in compagnia di mio nonno che, fiero, mi tramandava l'orgoglio di possedere vigne che gli consentivano di produrre un ottimo vino.
Leggevamo un po’ di settimane fa della nuova ed ennesima scissione dei vignaioli biodinamici di Renaissance, che hanno deciso insieme a un gruppo di indipendenti, di porre fine al sodalizio con il Gruppo di Vini Veri. Già un po’ di anni fa con la nascita di VinNatur, gruppo capeggiato e condotto da Angiolino Maule, si ebbe un primo frazionamento; poi alcuni riavvicinamenti e altre disgregazioni. Mi è sempre sembrato inutile questo dissenso interno con chi voleva considerarsi “l’anti Vinitaly”. Definizione errata nel merito e nella sostanza. La concomitanza delle fiere, seppur limitrofe a Verona, non hanno portato benefici; anticipare o posticipare di qualche giorno imponeva agli interessati al vino e non alle diatribe tra persone, di permanere nella città scaligera per più giorni.
Cari amici,
le discussioni pubbliche dei giorni scorsi relative al ritorno di una parte del vostro mondo al Vinitaly sono state nell’insieme deludenti. La questione non era stata resa pubblica per amore di
scoop – non qui, almeno – ma per tentare di stimolare l’inizio di una riflessione collettiva e costruttiva; invece sono emersi soprattutto ruggini e rancori, personalismi, pragmatismi in odore di
opportunismo. Invece in privato molti di voi hanno mostrato un approccio di segno opposto, meditato e costruttivo, a confermare che quando siete lontani dai riflettori e non avete la necessità di
calarvi nel ruolo (o, nel caso di qualcuno, nel personaggio) siete davvero un’altra cosa.
Tanto si parlò di riunificazioni che arrivò un’altra scissione. I vignaioli biodinamici di Renaissance hanno deciso, insieme a un gruppo di indipendenti, di porre fine al sodalizio che li legava dal 2009 a Vini veri e alla fiera di Cerea per tentare l’avventura al Vinitaly. Una svolta pesante, che rompe per la prima volta dopo anni la tradizione degli «antivinitaly» – le manifestazioni che si svolgono nei dintorni di Verona in concomitanza e in contrasto con il mastodontico salone del vino – e che segna il ritorno della viticoltura naturale e di territorio nei capannoni della Fiera di Verona.
OFFICINA ENOICA è un cantiere sempre aperto, una fucina di idee, che si propone di valorizzare le economie, le esperienze e le culture locali (nell'era del global,noi preferiamo il glocal).
E' questo elemento, questo approccio in divenire, che lascia le porte aperte alla sperimentazione, senza sfruttare troppo, valorizzando le libertà e soprattutto rivendicando il diritto al piacere, che fa di Officina Enoica un contenitore votato alla “solidarietà” e al "mutualismo". Rivendicando il diritto al piacere.
Il vignaiolo si sta recando tra i filari. Sono giornate fondamentali, nelle quali la vite va seguita con costanza e attenzione e alcuni trattamenti si rendono necessari o addirittura indispensabili. Arriva all’imbocco della strada ai margini della quale sorgono la sua vigna e quelle di tanti altri contadini che lui conosce da sempre: questa è la sua terra e qui tutti fanno vino, non è un caso che la salita porti il nome dell’uva più tipica e diffusa della zona. Mezzi blindati bloccano l’accesso, un uomo armato, in divisa da combattimento, gli chiede i documenti. Palestina? No. Val di Susa, Italia, anno duemilaundici.
Serata calda. Milano di inizio estate sulla terrazza di Officina Enoica stappiamo qualche vino e iniziamo a chiacchierare. Racconto a Gianni della mia bella visita presso casa e azienda di Guido e Igiea Zampaglione a Gamalero, in provincia di Alessandria. Sono una coppia campano (lui) piemontese (lei), anche se ormai Guido è ampiamente adottato dalle terre in cui ora vive e coltiva con passione. Per non dimenticare le sue origini, segue anche una vigna in Irpinia, da dove ha creato un vino decisamente fuori dai canoni tradizionali.
Mattinata uggiosa, mi dirigo verso il presidio No Tav della Maddalena di Chiomonte. Sono giorni tesi: oggi scade il termine ultimo per l’inizio dei lavori legato all’erogazione dei fondi europei, e dopo la prima notte di resistenza – blindati della polizia e mezzi da lavoro fermati dalle barricate e respinti da una sassaiola che ha il sapore di un’intifada alpina – la partita si gioca sui nervi: ogni momento potrebbe essere quello buono per un nuovo attacco. Mi arrampico per la strada dell’Avanà, che si chiama così perché è circondata da vigne che in gran parte ospitano piante del più diffuso tra i vitigni autoctoni della Val di Susa. E’ la prima volta che frequento questi luoghi con la luce del giorno e finalmente posso vedere i vigneti inerpicati su pendenze da vertigine, i terrazzamenti sostenuti dai muretti a secco tipici della viticoltura di montagna. Uno spettacolo già visto altrove, in Valle d’Aosta, alle Cinque Terre, in Valtellina, nei posti in cui per la viticoltura si può spendere l’aggettivo «eroica».
Il «luogo del caso organizzato» si chiama Salecina e si trova a Maloja, in Svizzera, a poche decine di chilometri dal confine con l’Italia e alle porte dell’Alta Engadina, una delle regioni alpine più straordinarie a livello paesaggistico. E’un posto difficile da non amare, nel quale trascorrerò il prossimo fine settimana in compagnia di Gianni Camocardi e, si spera, di qualche altro amico di Officina Enoica. Si assaggeranno vini e si cercherà di studiare qualcosa da combinare insieme per portare avanti il progetto di questa associazione nata allo scopo di sostenere i vignaioli liberi e promuovere un consumo davvero critico, sostenibile e consapevole.
Terza edizione di Vulcania, forum internazionale dei vini provenienti da suoli vulcanici. Giovedì 16 e venerdì 17 Giugno si è sviluppata la rassegna, che vuole essere un laboratorio di indagine e approfondimento per comprendere se può aver senso parlare di vini vulcanici come una vera e propria categoria enologica. Evento voluto e sostenuto dal Consorzio del Soave in collaborazione con Veneto Agricoltura, che quest’anno è stato ospitato dalla bella azienda Sandro De Bruno a Montecchia di Crosara (VR).
Si è conclusa con grande successo la settima edizione di Vino Vino Vino 2010. Nome recente di quella che fu l’idea del compianto Teobaldo Cappellano. A poco più da un anno dalla sua scomparsa, è stato nominato nuovo referente Paolo Bea, nel segno della continuità e prosecuzione degli intenti con cui nacque il consorzio Viniveri, che oggi comprende anche la Renaissance des Appellations e “Triple A”. VinoVinoVino 2010 è stata un'occasione per conoscere ed assaggiare la produzione di oltre 130 cantine provenienti da tutta Italia, ma anche Francia, Slovenia, Austria ed altri paesi.
Una proposta di permanenza in Toscana in terre di lucchesia sono sempre un bel godere.
Così da sabato 8 a lunedì 10 Maggio 2010 è stato riproposto l’annuale appuntamento con Anteprima Vini dei Grandi Cru della Costa Toscana, che anche quest’anno si è svolto nella splendida cornice
del Real Collegio di Lucca.
Un appuntamento che si rinnova ulteriormente, poiché il pubblico e gli appassionati vengono sempre più coinvolti in un percorso di degustazioni, incontri,
laboratori e talk show.
Le terre monferrine il prossimo anno avranno la tutela e sovraintendenza dell’ Unesco come patrimonio naturale da preservare. Le dolci e morbide colline sono uno spettacolo della natura,
specialmente ora che le viti sono rigogliose di maturi grappoli, prossimi alla vendemmia.
Imbocchiamo la strada bianca che conduce all’azienda. Si entra dal retro, dove oltrepassato l’arco di ingresso ci si trova davanti ad una corte chiusa di una antica cascina del ‘700 piemontese.
La struttura non è consueta per queste zone; sull’ampia zona centrale si affacciano la casa padronale con piccola torre e orologio, i porticati, le vecchie scuderie e la casa colonica, dove oggi
è ospitato un piccolo bed & breakfast.
Dal Bicchiere alla Vigna, titolo della terza edizione della rassegna valtellinese promossa dal Consozio Tutela Vini di Valtellina, ha fatto tappa fuori provincia a Lecco presso l’ Hotel Il Griso di Malgrate. L’obiettivo di questo evento è quello di raccontare l’identità del territorio attraverso un itinerario alla ricerca della qualità dei vini di montagna, partendo dal territorio come valore aggiunto. Così sono stati proposti in degustazione rigorosamente alla cieca, “guidati” solo dalla sottozona di provenienza per poter al meglio rintracciare la tipicità e peculiarità di ogni espressione zonale della Chiavennasca, denominazione locale dell’uva Nebbiolo nelle terre retiche